Lavoro

agosto 24, 2008

Ho continuato a lavorare. Poca voglia di scrivere. Qualche bel problema. Niente di gravissimo. Un bacio.

Lo conosco da oltre dieci anni, è dolce, romantico, intelligentissimo, in gamba. A volte un po’ troppo serio nei suoi discorsi da quasi-ingegnere. Sì, perchè ha smesso prima per cogliere una grande opportunità di lavoro.

E’ il mio migliore amico di sempre. Negli ultimi mesi ci siamo frequentati spesso, ci siamo confidati, ci siamo aiutati.

Oggi lui ha un problema. Enorme, secondo lui. Ce ne sono di peggiori, secondo me, ma che ci vuoi fare… è la solita storia del cuore innamorato, che crede di esserci solo lui nell’universo :-)

Chiamiamolo Andrea, anche se non è il suo vero nome.

Andrea frequenta una ragazza, chiamiamola Giovanna, da un annetto. Stanno bene insieme, si vogliono bene, ma non è vero amore.

Andrea ultimamente ha incontrato spesso un’altra ragazza, chiamiamola Stefania, a cui aveva fatto delle avances (ci aveva provato) oltre due anni fa, senza grande successo.
Da quel momento, in realtà, ha continuato a provare interesse per Stefania, ma… diciamo che riusciva a non pensarci troppo.

Da poche settimane, invece, questa passione sopìta si è risvegliata, e Andrea pensa a Stefania molto spesso. E’ quasi convinto di esserne innamorato.

Andrea non vorrebbe separarsi da Giovanna, perchè ci sta un sacco bene insieme. Sa anche che Stefania probabilmente non accetterà una sua nuova proposta romantica.

Andrea vorrebbe capirci qualcosa. E’ dura lasciare una persona con cui hai costruito un bel rapporto. E’ dura lasciarla se sai che non ti aspetta nessuno. E’ dura capire davvero se ami qualcuno, oppure se è solo il gusto del proibito.

Stefania è single, e sembra che in questo periodo voglia stare da sola.

Io cerco di guardare la cosa da donna: credo che una donna single gradisca sempre la compagnia di un ragazzo brillante e carino, e che forse, piano piano, questa frequentazione può far sbocciare l’amore, anche se non lo si cerca.

Non so cosa consigliare ad Andrea. Lasciare Giovanna? Forse. E poi? Tornare alla carica con Stefania? E se lei lo respinge, sapendo che già prova dei sentimenti per lui? E se si avvicinasse piano piano, senza lasciare intendere nulla? E se la ignorasse per qualche mese?
Cosa dico ad Andrea?

Da qualche giorno mi è preso il pallino di cercare una casa da comprare. So già che passeranno mesi, o forse anni, ma prima o poi capiterà. Mi sembra comunque un buon modo per investire i miei risparmi.
Ieri pomeriggio due agenti immobiliari mi hanno mostrato un piccolo appartamento, seminuovo: attualmente semi-arredato e disabitato, poteva essere la cosa ideale. Poi, saputo il prezzo, ho capito che non faceva per me.
Mentre eravamo nell’appartamento, uno dei due (biondino, giovanissimo) ha sussurrato qualcosa all’orecchio del “capo”, anche lui giovane ma più posato, e moro.
Sarà l’esperienza, ma ho capito subito che c’era del lavoro per me.
Sfacciatamente, ho chiesto se stavano commentando il mio aspetto, o altro.
Il biondo è arrossito, l’altro se ne è uscito con un complimento.
Dopo neanche un minuto di trattativa, avevo trecento euro in tasca, il cazzo del capo in bocca, e quello del biondo in mano, in ginocchio di fronte a loro.
La cosa li aveva arrapati, e si vedeva. Non si immaginavano certo una esperienza del genere, in un appartamento da vendere.
Mi sono data da fare, per farli venire quasi subito. Il moro mi ha schizzato tutto in bocca, il biondo mi ha anche sporcato un po’ in faccia, e sul collo, e sul seno. Li ho guardati fissi per tutto il tempo, con quello sguardo che chiede liquido e che agli uomini piace tanto.
Mi sono poi rialzata, e ho chiesto loro di attendere qualche minuto, per incontrarli fuori. Sono uscita, e non mi rivedranno mai più.
Il mondo è proprio diverso da quello che sembra.

Eccovi un pdf, che ho fantasiosamente chiamato:

uno al giorno

Vediamo se vi piace l’idea.
Grazie S. per l’aiuto tecnico.
Baci.

Sondaggio sui pompini

febbraio 14, 2007

Scusate il titolo forse troppo scarno ed esplicito, ma è davvero adatto alla situazione.
Dal 12 febbraio ho un fastidioso herpes, il che mi impedisce di lavorare come al solito.
Sta quasi passando, ma nel frattempo, nascondendolo col trucco giusto, mi sono voluta togliere qualche bella curiosità.
E così ho “finto” di lavorare, senza finire a lavorare davvero.
Ovvero, mi sono proposta, senza poi dare seguito alla proposta. L’ho fatto come fosse un sondaggio, per capire quanto gli uomini siano deboli di fronte ad una proposta di pompino.
Ho “intervistato”, per così dire, ben 22 uomini. VENTIDUE. Statisticamente non contano nulla, ma per me contano tanto. Di questi ventidue, tredici hanno dichiarato di essere single: a occhio, una buona metà ha mentito, non credete?
Questi ventidue sono stati da me scelti con questo preciso intento: cercare persone il più possibile propense ad un pompino a pagamento.
Questo significa che non rappresentano un “campione” neutro della popolazione, ma un campione da me selezionato secondo il mio intuito.
Di questi ventidue, ben venti avrebbero accettato la mia proposta.
Dei venti, sette hanno *rotto i coglioni* una volta capito che non si sarebbe arrivati al dunque. Due, invece, ci si sono fatti una bella risata, e mi sono risultati simpatici.
Dei primi due, che non hanno accettato, uno di loro mi ha sorpreso: un certo Nicola (ammesso che sia il nome vero), di venticinque anni. Mi ha chiesto, con un lungo giro di parole, di fargli una sega.
Mi ha spiegato che si era eccitato nel parlare con me di certe cose, che gli andava proprio di venire, e che non voleva “fare da solo”: mi ha chiesto con estrema educazione, quasi come mi avesse chiesto l’ora, di fargli una sega. A pagamento, s’intende. Gli ho chiesto cento euro (quasi ladra, vero?). Me le ha date. L’ho portato nel bagno, e gliela ho fatta con tutta la maestria di cui potevo essere capace. L’ho fatto schizzare sulla parete del bagno. Ha goduto in maniera strepitosa, e ha anche inondato il muro.
Forse anche questo è un settore lavorativo da esplorare.

0075: incidente di percorso

gennaio 30, 2007

Ve la faccio breve, e arrivo subito al punto.

Cliente sui quaranta anni, ben vestito, nel bagno di un pub. Poco prima di venirmi in bocca mi prende la testa e la spinge vigorosamente verso il suo ventre, per cercare di farmi ingoiare più centimetri possibile.

Risultato: mi è venuto un conato di vomito, e ovviamente dopo pochi secondi, mentre lui schizzava beatamente in giro, ho vomitato. Sì, ho vomitato. E appena mi sono ripresa, lui se l’era già squagliata. Meglio, altrimenti lo avrei fatto nero.
Non credevo possibile VOMITARE per un pompino. Forse ho perso la concentrazione.

Dovete sapere che quando si prende in bocca, bisogna usare il trucco dei mangiatori di spade: concentrarsi per evitare la contrazione, e il successivo conato. Forse la mossa inaspettata mi ha colto alla sprovvista, e ho perso la concentrazione.
Fortuna che mi aveva pagato in anticipo. Bah. Stronzo.

0072: tre francesi

gennaio 28, 2007

Ieri sera era sabato, e ho sentito il bisogno di riprendere il lavoro. Non che mi piaccia, anzi: però sento il dovere di continuare a guadagnare, nonostante la mancia del riccone greco di Natale sarebbe sufficiente a farmi rimanere in vacanza fino a fine febbraio.

Mi sono spinta un po’ fuori dalla città in cui vivo, e ho trovato, dopo lunghe ricerche, un locale “fashion”. Potenzialmente ricco di clienti per me.

Non dovrei essere io a dirlo, ma ieri ero davvero arrapante: nè volgare, nè troppo esplicita, ma terribilmente arrapante. Si vedeva, d’altronde, dagli sguardi che ricevevo, e dal fatto che, prima dei clienti, ben cinque maschietti si sono fatti avanti per conoscermi.

Uno di loro mi ha colpito, dicendomi: “Lo so, sono il numero X, e di me ne trovi quanti ne vuoi. Forse il tuo problema è proprio questo, che nessuno si mostra per quello che è. Non credi?”.Peccato che fosse proprio brutto… sennò, come inizio, non era male affatto.

Dopo due tentativi andati a vuoto (uno non aveva capito, e l’altro NON AVEVA SOLDI, mi ha pure fatto vedere il portafoglio!), si avvicinano tre francesi, che parlavano un italiano discreto. Parliamo per qualche minuto, poi chiedo 500 euro per fare il solito servizio a tutti e tre.
Parlottano tra loro. Poi cercano di far scendere il prezzo. Niente da fare, non mollo. Accettano, come era ovvio.

Ci mettiamo in disparte, in una specie di privè. Danno venti euro di mancia al buttafuori, e chiedono di non essere disturbati. Io sento tutto, e approvo: ci mancherebbe che mentre lavoro entra qualcuno e rovina tutto.
Mi faccio dare i cinquecento euro: dieci pezzi da cinquanta.

Mi tolgo la giacca, e comincio a stuzzicarli un po’, parlando con loro di qualche fantasia erotica, e di altre cazzate. I minuti passano, e sembrano stare al gioco. Bene, in un certo senso mi sto quasi divertendo anche io.

Uno di loro è biondo, occhi azzurri, lineamenti duri e decisi. Un altro si chiama Philippe, è bassino ma carino, moro sia di capelli che di carnagione. Il terzo dovrebbe essere di origini africane, tipo algeria o marocco. Molto alto, decisamento bello, sembra quasi il “capo” del gruppetto.

Mi chino e comincio a tirarglieli fuori, uno ad uno, e poi me li prendo in bocca a turno, sorridendo e guardandoli dal basso in alto. E’ una cosa che fa sempre eccitare un uomo. Loro chiacchierano, ogni tanto alzano il volume con ululati e risa, e sembrano divertirsi.

Il terzo, mentre glielo prendevo in bocca, mi prende la coda dei capelli e mi spinge vigorosamente ad ingoiarlo per bene. Devo essere sincera: è proprio un bel ragazzo, e la cosa sta piacendo anche a me. Mi concentro su di lui, e tengo a bada gli altri masturbandoli, e carezzando ogni tanto i loro testicoli.

Scopro che il terzo si chiama Pierre. Si è eccitato tantissimo, ma non vuole venire subito. Il primo, quello biondo, invece non resiste, e comincia a masturbarsi velocemente di fronte a me. Lo prendo in bocca, e lo lascio venire, cercando di non farmi sporcare. Mi riempe la bocca di sperma, e io continuo a succhiarlo e muovermi su e giù, per chiudere in bellezza. Dopo qualche secondo, quando lui è esausto, mi stacco dal suo uccello, mostro il suo sborro in bocca, poi lo ingoio. Ride di gusto, apprezzando il gesto.

Mi rivolgo agli altri due, mentre il primo rimane intontito a guardare. Philippe, il bassino moro, comincia anche lui a masturbarsi velocemente. E’ il suo turno, e ripeto la procedura: lo prendo in bocca, lo lascio venire, tastandogli le palle per aumentare il suo piacere, e ficcandogli un dito nel buco del culo. La cosa lo fa godere come un maiale, urlando di gioia.
Anche per lui, apro la bocca mostrandogli il suo sborro, e poi lo ingoio. Rido.

E’ il turno di Pierre, che ha resistito finora con qualche difficoltà. Ora è lui a prendermi la coda dei capelli con una mano, e masturbarsi con l’altra. Vuole schizzarmi addosso, e io lo lascio fare, guardandolo fisso: lui, gli occhi intensi che mi guardano, mi sborra addosso, copiosamente. Mi sporca il viso, le tette, e anche il vestito. Dura per diversi secondi, e schizza più volte. Sette, forse, o otto. Al termine, è soddisfattissimo, e con mio enorme stupore mi rifila uno schiaffo, non fortissimo ma nemmeno leggero.

Decido di non reagire, anche perchè in certe situazioni non si sa mai. Aspetto qualche secondo, e lui si siede sul divanetto per rilassarsi. Prendo dei fazzoletti nella borsetta, mi pulisco alla meglio, e mi alzo. Mi guardano, senza dire nulla, ma sorridendo tra loro, soddisfatti. Me ne vado, e per fortuna nessuno di loro decide di fermarmi. Uff, per un momento mi erano presi dei timori angosciosi.
Nella mia “carriera”, mi è capitato solo una volta di essere picchiata: è una esperienza che non auguro a nessuno, e la cosa peggiore è che non sai quando il maschio smeterà. Potrebbe anche andare a finire malissimo, per quel che ne so io.

Tornata a casa, mi sono sciacquata la bocca con un disinfettante orale, ho pulito i vestiti, e poi una doccia calda. Ho lavorato anche troppo. Domenica sera mi riposerò.

0072-0074: tre francesi, 14, 15 e 20 centimetri, ingoio, 27 gennaio 2007.