Psicologa o pompinara?

marzo 29, 2007

Beh, il titolo è volutamente volgare, anche se io non mi considero una pompinara.
La pompinara è quella donna un po’ zoccola che ha spesso rapporti orali con vari maschietti.
Io mi considero in tutto e per tutto una professionista.
Il fatto che l’argomento del mio lavoro sia legato al sesso, poco importa, per me.
Capisco anche che, per chi non lo vive come me, sia difficile comprenderlo.
Vi dico solo che per me è davvero una professione, e niente altro.

Mi dispiace essere stata assente per un po’. Molto semplicemente, non mi andava di scrivere granchè, e il “lavoro” è stato piuttosto monotono e volgare, negli ultimi giorni.

Passo ad un commento ricevuto nel precedente post, a firma di Daniele:

Saranno 2 mesi che non visitavo il blog: noto con piacere che aumentano i contatti.
Ti scrivo per chiederti un opinione, un’impressione: ho una ragazza da 6 anni, va tutto stupenda e perfettamente, peró ogni giorno sento piú forte una necessitá(?) di fare sesso con un’altra. La questione é che lei é stata l’unica fino ad’ora e io sento curiositá di non so bene cosa, forse di essere confermato come amante…
La adoro e a letto l’intesa é strepitosa, peró…ho voglia di scoparmi un’altra.
Anche se ti posso assicurare che posso avere le ragazze che voglio, non sono mai voluto andare oltre le piccole allusioni e confidenze iniziali. Ho paura di ferirla. Adesso inizio a pensare che dovrei tradirla probabilmente per… soddisfare il mio ego narcisista. Magari ti sembrerá la tipica scusa da uomo bastardo…Che ne pensi?
PS: capisco che qui i protagonisti siete tu e i tuoi post, se non rispondi non me la prendo.
Un bacio

Rispondo a Daniele, non certo come una psicologa, ma semplicemente come una donna.
Dici che stai da sei anni con la tua ragazza, e che ti ci trovi benissimo.
Io credo che la cosa fondamentale di un rapporto profondo e corretto sia, appunto, la sincerità.

Tutti siamo deboli, tutti abbiamo mille paure, tutti viviamo dei momenti in cui i nostri desideri vagano altrove.
A me è capitato, ad esempio, di pensare a un altro ragazzo mentre facevo l’amore col mio ex. La cosa, semplicemente, mi eccitava di più, e mi fece venire in un baleno. Questo fatto ho avuto il coraggio di dirlo, e lui mi ha confessato che la stessa cosa era capitata anche a lui.

Credo, Daniele, che la cosa migliore sia parlarne. Non so chi è la tua tipa, non so se è pronta per un rapporto DAVVERO sincero, ma credo che la cosa più bella che tu possa fare è dirglielo, e affrontare il problema CON LEI.
Se invece preferisci farti una scopata per toglierti di dosso il tuo desiderio… sappi che sarà solo la prima di una lunga serie.
E poi, piano piano, scoprirai che il tuo rapporto perde di importanza, DENTRO DI TE.
Se davvero la ami, se vuoi che questo rapporto continui… affronta il problema con lei.
Questo, almeno, è ciò che mi piacerebbe ricevere se fossi al posto della tua amata.

Da qualche giorno mi è preso il pallino di cercare una casa da comprare. So già che passeranno mesi, o forse anni, ma prima o poi capiterà. Mi sembra comunque un buon modo per investire i miei risparmi.
Ieri pomeriggio due agenti immobiliari mi hanno mostrato un piccolo appartamento, seminuovo: attualmente semi-arredato e disabitato, poteva essere la cosa ideale. Poi, saputo il prezzo, ho capito che non faceva per me.
Mentre eravamo nell’appartamento, uno dei due (biondino, giovanissimo) ha sussurrato qualcosa all’orecchio del “capo”, anche lui giovane ma più posato, e moro.
Sarà l’esperienza, ma ho capito subito che c’era del lavoro per me.
Sfacciatamente, ho chiesto se stavano commentando il mio aspetto, o altro.
Il biondo è arrossito, l’altro se ne è uscito con un complimento.
Dopo neanche un minuto di trattativa, avevo trecento euro in tasca, il cazzo del capo in bocca, e quello del biondo in mano, in ginocchio di fronte a loro.
La cosa li aveva arrapati, e si vedeva. Non si immaginavano certo una esperienza del genere, in un appartamento da vendere.
Mi sono data da fare, per farli venire quasi subito. Il moro mi ha schizzato tutto in bocca, il biondo mi ha anche sporcato un po’ in faccia, e sul collo, e sul seno. Li ho guardati fissi per tutto il tempo, con quello sguardo che chiede liquido e che agli uomini piace tanto.
Mi sono poi rialzata, e ho chiesto loro di attendere qualche minuto, per incontrarli fuori. Sono uscita, e non mi rivedranno mai più.
Il mondo è proprio diverso da quello che sembra.

Ma come?

marzo 9, 2007

8 marzo… e nessuno mi ha fatto gli auguri.

Eccovi un pdf, che ho fantasiosamente chiamato:

uno al giorno

Vediamo se vi piace l’idea.
Grazie S. per l’aiuto tecnico.
Baci.

Prigione

marzo 2, 2007

Sì, essere malata per giorni e giorni, senza genitori o fidanzati o figli intorno, significa quasi relegarsi in prigione.
L’influenza è quasi passata, ma non mi sento ancora bene.
Sono qui, avvolta da una calda coperta, di fronte al mio portatile che compie un anno domani.
Mi andava di scrivere, forse per la solitudine, forse perchè punto.
Ho preso questo blog come uno sfogo interiore, in cui, invece di udire solo l’eco del rimbombo, leggo e sento le impressioni e i commenti di chi mi legge. E’ come parlare a se stessi, e ad un gruppo di passanti, che non ti vedono in faccia, non sanno chi sei, ma che, se ti spieghi bene, provano a volte a dirti cose sensate.

Faccio una breve analisi di me stessa: sono quasi sull’orlo dei trenta anni, ho un diploma, un pezzetto di laurea che non diventerà mai una torta intera, qualche anno di esperienza lavorativa come indossatrice, modella, eccetera, qualche disperato tentativo artistico fortunatamente abbandonato, e… beh, le mie ultime esperienze di lavoratrice notturna.
Un curriculum del cazzo, direi.

Ho qualche soldo da parte, deo gratias, mi sento bella e attraente (e questo, per gli uomini, ha un grande valore), non mi reputo stupida, o spendacciona, o negativa, o egoista. Mi reputo una persona per bene.

Come credo capiti a molti, da vario tempo vago, in cerca di una mèta, di uno scopo, di un obiettivo. In cerca anche dell’uomo della mia vita, ammesso che nel terzo millennio abbia senso parlare di uomo della vita, e non di primo, secondo, terzo, quarto, quinto, ennesimo uomo della vita.

La cosa più pesante è che, per varie vicissitudini personali che non mi va proprio di raccontare, mi sono allontanata dall’ambiente in cui ero nata e cresciuta, e quindi ho dovuto “ricominciare” la vita daccapo, come fossi emigrata all’altro capo della terra. Non è stato facile, nè personalmente, nè economicamente.

Il primo lavoro “notturno” è stato un caso: è stato un ragazzo, col quale ero uscita quella sera, che mi aveva chiesto un pompino, e io mi ero negata. Lui, a quel punto, con un modo strano, insolito e per niente meschino, mi aveva offerto del denaro. Io ero mezza brilla, al verde, e non avevo mai fatto sesso per soldi. Ho accettato. Si trattava di cento euro, che il giorno dopo usai per placare l’affittuario che mi rompeva i coglioni ogni giorno, da qualche settimana.

Da lì, la sera successiva il ragazzo mi chiese di incontrarlo di nuovo. Pagò, stavolta centocinquanta. Solo un pompino, con qualche giochino erotico in più.
La sera successiva portò un suo amico, lo feci ad entrambi, e guadagnai duecento euro.
La sera seguente, lui mi… sì, mi picchiò (no, non spaventatevi: nulla di grave, un paio di schiaffi, e un calcio nemmeno troppo violento), forse per iniziare un discorso più “ufficiale” tra pappone e puttana.
Il giorno dopo andai dalla sua mamma, e le dissi tutto. Poi cambia città per la seconda volta. Non l’ho più sentito, grazie a Dio.

Mi ritrovai senza lavoro, e quindi decisi… sì, di lavorare così. Inizialmente mi dicevo: lo faccio quel tanto che basta per mettere da parte due soldi… poi smetto.

Ancora non ho smesso. Non so per quanto altro tempo lo farò. So solo che sto mettendo da parte dei soldi, che sogno di vivere il resto della vita in un posto caldo e poco costoso (Puerto Rico? Santo Domingo? Messico? India? Chissà), e che spero di trovare in alternativa un lavoro decente ed appagante, e poter usare i miei risparmi per non dover mai chiedere a nessuno, o rinunciare alle cose che ritengo importanti per me.
Poi, riguardo all’ennesimo uomo della mia vita… è ancora un mistero. Tuttora. Un. Grande. Mistero.

Influenza intestinale

marzo 1, 2007

Gasp.