Ho in mano uno specchio, puntato verso il cuore.
Il mio petto è squarciato, ma con delicatezza. Non esce sangue.
Le costole spuntano, bianchissime, intatte.
Il cuore sta pulsando, rosso scurissimo, producendo un rumore baritonale e profondo.
Alzo lo sguardo: intorno a me centinaia di uomini, e qualche ragazzo.
Tutti clienti che hanno profumatamente pagato i loro desideri sessuali orali.
Tutti seri, vestiti di bianco. Bianchi i pantaloni, bianca la giacca. Bianca la camicia. Bianche le scarpe.
Tutti hanno in mano una banconota viola, cinquecento euro.
Tutti la sventolano.
Tutti mi guardano, con simpatia, come se fossi la loro migliore amica.
Mi chino in ginocchio.
Loro si mettono in fila, ordinati, in silenzio, come se già sapessero chi viene per primo.
Si sbottonano i pantaloni. Tirano fuori il loro cazzo.
Lo specchio non c’è più. Il petto è di nuovo a posto. Ho un vestito da sera, nero, con un laccio al collo. Molto sexy.
Il primo poggia la banconota in un secchiello, e io comincio a lavorare.
Si fa una sega, e io apro la bocca, in attesa del suo schizzo.
Mi viene addosso. Mi sporca il vestito nero. Mi sporca il viso.
Glielo pulisco per bene, con la lingua. E’ contento. Ingoio tutto.
Viene avanti il secondo.
Lascia cadere la banconota nel secchiello di vimini.
Glielo prendo in bocca.
Comincio a succhiare, a lavorarmelo bene.
Mi viene in bocca anche lui. Ingoio tutto.
Avanti il terzo.
Avanti il quarto.
Il quinto.

Era un sogno.
Non un incubo. Ero rilassata. Stavo bene. Erano tutti educati, e pagavano tutti bene. Stavo bene.
Era un sogno, non un incubo.
Forse significa che, dentro di me, quello che faccio va bene.
Forse significa anche che, al di fuori, è difficile capirmi.
Io mi voglio bene.
E questo era un sogno.

Boh

febbraio 22, 2007

Hmm… uno dei pochi blog “geek” che ho sbirciato per oltre un minuto senza stufarmi. Bravo.

Avete ragione su una cosa: invece che citare poesie, è meglio che scrivo ciò che sento dentro.

Ora, una curiosità: alcuni di voi parlano di libro, e mi sembra di aver capito che fate un paragone a Melissa P e simili: forse sono io che sono lenta ad afferrare, ma… non ho afferrato. Aiutatemi a capire.
Baci.

Poesia rubata in rete

febbraio 20, 2007

Vorrei imparare dal vento a respirare,
dalla pioggia a cadere,
dalla corrente a portare le cose dove non vogliono andare
e avere la pazienza delle onde
di andare e venire,
ricominciare a fluire.

Succede perché,
in un instante tutto il resto diventa invisibile,
privo di senso e irraggiungibile per me,
succede perché fingo
che va sempre tutto bene
ma non lo penso in fondo.

Torneremo ad avere più tempo,
e a camminare
per le strade che abbiamo scelto,
che a volte fanno male,
per avere la pazienza delle onde
di andare e venire,
e non riesci a capire.

Sondaggio sui pompini

febbraio 14, 2007

Scusate il titolo forse troppo scarno ed esplicito, ma è davvero adatto alla situazione.
Dal 12 febbraio ho un fastidioso herpes, il che mi impedisce di lavorare come al solito.
Sta quasi passando, ma nel frattempo, nascondendolo col trucco giusto, mi sono voluta togliere qualche bella curiosità.
E così ho “finto” di lavorare, senza finire a lavorare davvero.
Ovvero, mi sono proposta, senza poi dare seguito alla proposta. L’ho fatto come fosse un sondaggio, per capire quanto gli uomini siano deboli di fronte ad una proposta di pompino.
Ho “intervistato”, per così dire, ben 22 uomini. VENTIDUE. Statisticamente non contano nulla, ma per me contano tanto. Di questi ventidue, tredici hanno dichiarato di essere single: a occhio, una buona metà ha mentito, non credete?
Questi ventidue sono stati da me scelti con questo preciso intento: cercare persone il più possibile propense ad un pompino a pagamento.
Questo significa che non rappresentano un “campione” neutro della popolazione, ma un campione da me selezionato secondo il mio intuito.
Di questi ventidue, ben venti avrebbero accettato la mia proposta.
Dei venti, sette hanno *rotto i coglioni* una volta capito che non si sarebbe arrivati al dunque. Due, invece, ci si sono fatti una bella risata, e mi sono risultati simpatici.
Dei primi due, che non hanno accettato, uno di loro mi ha sorpreso: un certo Nicola (ammesso che sia il nome vero), di venticinque anni. Mi ha chiesto, con un lungo giro di parole, di fargli una sega.
Mi ha spiegato che si era eccitato nel parlare con me di certe cose, che gli andava proprio di venire, e che non voleva “fare da solo”: mi ha chiesto con estrema educazione, quasi come mi avesse chiesto l’ora, di fargli una sega. A pagamento, s’intende. Gli ho chiesto cento euro (quasi ladra, vero?). Me le ha date. L’ho portato nel bagno, e gliela ho fatta con tutta la maestria di cui potevo essere capace. L’ho fatto schizzare sulla parete del bagno. Ha goduto in maniera strepitosa, e ha anche inondato il muro.
Forse anche questo è un settore lavorativo da esplorare.

Morta dentro

febbraio 10, 2007

Stasera mi sento morta dentro.
Sto lottando. Ho intorno dei problemi da risolvere. Il più grande, penso, è il non avere qualcuno accanto, e quindi un motivo per volerli risolvere.
Come diceva Napoleone, il problema dei soldati non è saper combattere: è volerlo.

Tasti sparsi

febbraio 5, 2007

Poca voglia di scrivere.
Triste.
Pensierosa, o meglio riflessiva.
Sola.
Mediamente delusa non dal sesso maschile, ma dalla gente in generale.
Esistono ovviamente poche eccezioni.
Probabilmente, io per tanti altri sono un pezzetto di delusione.
Per pochi altri, una eccezione.
Le ferie libere come le mie sono una tentazione troppo forte.
E infatti, da tre giorni non lavoro.
Rifletto.
Ho anche vinto un bambolotto di pezza.
Un uomo sconosciuto mi ha sorriso. Acqua e sapone, tenero, dolce. Misterioso.
Voleva sicuramente scoparmi.
Ma forse poteva nascere anche dell’altro.
Finirà male, questa vita.
Ma noi non demordiamo. Tentiamo lo stesso.
Spompiniamo.
Guadagniamo.
Vestiamo, giriamo, mangiamo.
Offriamo. Prendiamo.
Osserviamo.
Soffriamo.
Si.
E il tempo passa.
Che cazzo.

Dedicato

febbraio 2, 2007

Dedicato ad Andrea, che non avete mai conosciuto, nè conoscerete mai.
Dedicato ad Annalisa, che mi vuole bene nonostante tutto.
Dedicato a Paolo, che non ho mai conosciuto, e che (stando a quanto scrive) ogni mattina al lavoro legge il mio blog prima di iniziare a fare altro. E’ una sensazione strana, e piacevole. Sembra quasi che alla fine, questo blog un senso cominci ad averlo.
Dedicato a Valerio: non sarò mai innamorata di qualcuno come lo sono stata per lui.
Dedicato al sesso, alle stoviglie pulite, ai fiori del balcone della vicina di casa, al benzinaio che sorride senza volermi scopare, alle scope, a chi scopa, a chi ha scopato felicemente, a chi scopa anche quando fa l’amore, a Vasco quando ero piccola, all’Inter quando ero tifosa e meno donna, a Giulio, Giovanni e Giacomo (non ci crederete mai: tre G) che hanno fatto l’amore con me per prima (separatamente, s’intende), ai becchini e alla tristezza che mostrano, ai pavoni quando si mostrano, alle mostre, ai mostri, al mosto e al vino.