0075: incidente di percorso

gennaio 30, 2007

Ve la faccio breve, e arrivo subito al punto.

Cliente sui quaranta anni, ben vestito, nel bagno di un pub. Poco prima di venirmi in bocca mi prende la testa e la spinge vigorosamente verso il suo ventre, per cercare di farmi ingoiare più centimetri possibile.

Risultato: mi è venuto un conato di vomito, e ovviamente dopo pochi secondi, mentre lui schizzava beatamente in giro, ho vomitato. Sì, ho vomitato. E appena mi sono ripresa, lui se l’era già squagliata. Meglio, altrimenti lo avrei fatto nero.
Non credevo possibile VOMITARE per un pompino. Forse ho perso la concentrazione.

Dovete sapere che quando si prende in bocca, bisogna usare il trucco dei mangiatori di spade: concentrarsi per evitare la contrazione, e il successivo conato. Forse la mossa inaspettata mi ha colto alla sprovvista, e ho perso la concentrazione.
Fortuna che mi aveva pagato in anticipo. Bah. Stronzo.

Poesia dedicata da un amico

gennaio 29, 2007

Un amico mi ha dedicato questa poesia, non sua:

Donare un sorriso
rende felice il cuore.
Arricchisce chi lo riceve
senza impoverire chi lo dona.
Non dura che un istante
ma il suo ricordo rimane a lungo.
Nessuno è così ricco
da poterne fare a meno
ne così povero da poterlo donare.
Il sorriso crea gioia in famiglia
dà sostegno nel lavoro
ed è segno tangibile di amicizia.
Un sorriso dona sollievo a chi è stanco
rinnova il coraggio nelle prove
e nella tristezza è medicina.
E se poi incontri chi non te lo offre
sii generoso e porgigli il tuo:
nessuno ha tanto bisogno di un sorriso
come  colui che non sa darlo.

P.FABER

0072: tre francesi

gennaio 28, 2007

Ieri sera era sabato, e ho sentito il bisogno di riprendere il lavoro. Non che mi piaccia, anzi: però sento il dovere di continuare a guadagnare, nonostante la mancia del riccone greco di Natale sarebbe sufficiente a farmi rimanere in vacanza fino a fine febbraio.

Mi sono spinta un po’ fuori dalla città in cui vivo, e ho trovato, dopo lunghe ricerche, un locale “fashion”. Potenzialmente ricco di clienti per me.

Non dovrei essere io a dirlo, ma ieri ero davvero arrapante: nè volgare, nè troppo esplicita, ma terribilmente arrapante. Si vedeva, d’altronde, dagli sguardi che ricevevo, e dal fatto che, prima dei clienti, ben cinque maschietti si sono fatti avanti per conoscermi.

Uno di loro mi ha colpito, dicendomi: “Lo so, sono il numero X, e di me ne trovi quanti ne vuoi. Forse il tuo problema è proprio questo, che nessuno si mostra per quello che è. Non credi?”.Peccato che fosse proprio brutto… sennò, come inizio, non era male affatto.

Dopo due tentativi andati a vuoto (uno non aveva capito, e l’altro NON AVEVA SOLDI, mi ha pure fatto vedere il portafoglio!), si avvicinano tre francesi, che parlavano un italiano discreto. Parliamo per qualche minuto, poi chiedo 500 euro per fare il solito servizio a tutti e tre.
Parlottano tra loro. Poi cercano di far scendere il prezzo. Niente da fare, non mollo. Accettano, come era ovvio.

Ci mettiamo in disparte, in una specie di privè. Danno venti euro di mancia al buttafuori, e chiedono di non essere disturbati. Io sento tutto, e approvo: ci mancherebbe che mentre lavoro entra qualcuno e rovina tutto.
Mi faccio dare i cinquecento euro: dieci pezzi da cinquanta.

Mi tolgo la giacca, e comincio a stuzzicarli un po’, parlando con loro di qualche fantasia erotica, e di altre cazzate. I minuti passano, e sembrano stare al gioco. Bene, in un certo senso mi sto quasi divertendo anche io.

Uno di loro è biondo, occhi azzurri, lineamenti duri e decisi. Un altro si chiama Philippe, è bassino ma carino, moro sia di capelli che di carnagione. Il terzo dovrebbe essere di origini africane, tipo algeria o marocco. Molto alto, decisamento bello, sembra quasi il “capo” del gruppetto.

Mi chino e comincio a tirarglieli fuori, uno ad uno, e poi me li prendo in bocca a turno, sorridendo e guardandoli dal basso in alto. E’ una cosa che fa sempre eccitare un uomo. Loro chiacchierano, ogni tanto alzano il volume con ululati e risa, e sembrano divertirsi.

Il terzo, mentre glielo prendevo in bocca, mi prende la coda dei capelli e mi spinge vigorosamente ad ingoiarlo per bene. Devo essere sincera: è proprio un bel ragazzo, e la cosa sta piacendo anche a me. Mi concentro su di lui, e tengo a bada gli altri masturbandoli, e carezzando ogni tanto i loro testicoli.

Scopro che il terzo si chiama Pierre. Si è eccitato tantissimo, ma non vuole venire subito. Il primo, quello biondo, invece non resiste, e comincia a masturbarsi velocemente di fronte a me. Lo prendo in bocca, e lo lascio venire, cercando di non farmi sporcare. Mi riempe la bocca di sperma, e io continuo a succhiarlo e muovermi su e giù, per chiudere in bellezza. Dopo qualche secondo, quando lui è esausto, mi stacco dal suo uccello, mostro il suo sborro in bocca, poi lo ingoio. Ride di gusto, apprezzando il gesto.

Mi rivolgo agli altri due, mentre il primo rimane intontito a guardare. Philippe, il bassino moro, comincia anche lui a masturbarsi velocemente. E’ il suo turno, e ripeto la procedura: lo prendo in bocca, lo lascio venire, tastandogli le palle per aumentare il suo piacere, e ficcandogli un dito nel buco del culo. La cosa lo fa godere come un maiale, urlando di gioia.
Anche per lui, apro la bocca mostrandogli il suo sborro, e poi lo ingoio. Rido.

E’ il turno di Pierre, che ha resistito finora con qualche difficoltà. Ora è lui a prendermi la coda dei capelli con una mano, e masturbarsi con l’altra. Vuole schizzarmi addosso, e io lo lascio fare, guardandolo fisso: lui, gli occhi intensi che mi guardano, mi sborra addosso, copiosamente. Mi sporca il viso, le tette, e anche il vestito. Dura per diversi secondi, e schizza più volte. Sette, forse, o otto. Al termine, è soddisfattissimo, e con mio enorme stupore mi rifila uno schiaffo, non fortissimo ma nemmeno leggero.

Decido di non reagire, anche perchè in certe situazioni non si sa mai. Aspetto qualche secondo, e lui si siede sul divanetto per rilassarsi. Prendo dei fazzoletti nella borsetta, mi pulisco alla meglio, e mi alzo. Mi guardano, senza dire nulla, ma sorridendo tra loro, soddisfatti. Me ne vado, e per fortuna nessuno di loro decide di fermarmi. Uff, per un momento mi erano presi dei timori angosciosi.
Nella mia “carriera”, mi è capitato solo una volta di essere picchiata: è una esperienza che non auguro a nessuno, e la cosa peggiore è che non sai quando il maschio smeterà. Potrebbe anche andare a finire malissimo, per quel che ne so io.

Tornata a casa, mi sono sciacquata la bocca con un disinfettante orale, ho pulito i vestiti, e poi una doccia calda. Ho lavorato anche troppo. Domenica sera mi riposerò.

0072-0074: tre francesi, 14, 15 e 20 centimetri, ingoio, 27 gennaio 2007.

Latin lover?

gennaio 27, 2007

Il mio amico del cuore (che sa TUTTO di me e che non mi vuole portare a letto perchè adora l’amicizia con me)  si è preso una mezza cotta per una ragazza italiana, che conosceva poco ma con cui è stato in compagnia amichevole per qualche giorno in una città europea. Ha scritto una cosa che vorrebbe mandarle.
Questa ragazza rimarrà all’estero fino a fine aprile, poi tornerà in Italia.E’ single. E’ molto bella. Sembra anche molto in gamba, e molto matura. Io ho provato ad immedesimarmi in lei, e a leggere questo messaggio, per capire se poteva essere un messaggio carino, ed ottenere un successo. Mi piacerebbe anche la vostra opinione.

Cara Pamela,

oggi ti stavo pensando. E’ stato bello passare con te qualche ora piacevole a Barcellona. Me ne sono tornato in Italia con un qualcosa a cui pensare, gli stessi pensieri che avevo qualche giorno prima di partire. Era da mesi che non mi capitava, e ne sono stato felice. E’ il desiderio di conoscere, di mettermi di nuovo in gioco.

Prima di Barcellona, quelle domande erano per una persona con la quale sono uscito soltanto una volta. Dopo Barcellona, mi sono chiesto: e Pamela?

Le ragazze come te hanno un problema: il fascino. Sai benissimo di essere femminile e piacevole, e sei una di quelle ragazze che ti fanno voltare a bocca aperta quando le incroci per strada. Il problema è proprio questo: spesso, tanto spesso, ricevi segnali, più o meno espliciti, dai ragazzi che hai intorno e che vorrebbero conoscerti, ma non tutti cercano una storia seria e sincera, e non tutti sono interessati a te, ma alle tue gambe, alle tue labbra, ai tuoi occhi. Quello che sei dentro, spesso, a loro non importa. E forse tu non hai nemmeno tutta questa voglia di mostrarlo a qualcun altro.

Voglio essere un gran bugiardo per un momento: vorrei tanto portarti a letto per qualche notte, e non vederti mai più. Scaricarti in maniera atroce e cinica. Avanti un’altra.

Ma tu mi chiederai: e se fosse proprio così? Se io fossi soltanto uno dei tanti? Se, dentro, fossi vuoto, o banale, o viscido e scorretto? Ho diversi difetti, credimi, e non te lo dico per esorcismo. Ne vedo tanti, proprio perchè nella mia vita ho spesso cercato di correggerli.

Adesso spalancherai gli occhi: una delle mie difficoltà è nel corteggiamento. Faccio una battuta: probabilmente te ne sei già accorta, no? In ogni caso, è proprio così. Ti spiego.

Io penso che ci sono grandi differenze tra ciò che sei in essenza, e ciò che gli altri vedono. Dipende dalle circostanze, e dipende anche dal momento che stai passando, e da quanto sei triste o felice.

Nei mesi passati, ad esempio, sono stato più cupo e scontroso del solito, principalmente per una serie di cose stressanti a livello lavorativo e personale. Ovviamente c’è stata di mezzo una storia splendida finita male, e un’altra storia che sembrava bellissima, ma che è giunta troppo presto per me.

Se sei d’accordo con me sul fatto che gli altri possono vederci in maniera diversa a seconda dei casi, questo vale anche per il corteggiamento. Ci sono stati momenti in cui sceglievo io, e vincevo sempre. E cercavo un’avventura, o poco di più. Ci sono stati altri momenti in cui rovinavo ogni occasione e rimanevo con un pugno di mosche, mostrando di me delle cose che non mi appartenevano. E di solito cercavo una storia intensa e unica, fallendo.

Forse posso dire che, quando sono me stesso, nel corteggiamento le cose vanno meglio. Ma sono, e resterò, una mezza frana nella gran parte dei casi (come adesso). Anzi, ti dirò: è la prima volta che tendo una mano in questo modo, con tante frasi e quasi senza vestiti, ovvero con molta onestà. Ma il fatto che io non sia un Don Giovanni è più che positivo, per la controparte. Spero tu capisca perchè.

Ora, però, voglio precisare una cosa: ti sto scrivendo tante parole e ti sto dedicando tempo, e ti sto anche parlando di corteggiamento. Non so chi sei, e non so se mi piacerà. Non so se mi innamorerò come una pera cotta, o se mi andrai sulle palle in pochi minuti. Fidati, potrebbe succedere. Però questo è un vero e proprio corteggiamento: voglio te. Voglio conoscerti, e stare in tua compagnia. Voglio il piacere immenso di passare qualche ora al tuo fianco, ridendo, chiedendo, offrendo. Che tu ci creda o no, questa semplice cosa, fine a se stessa, sarebbe per me bellissima.

Ho lasciato scorrere i giorni, seduto ad aspettare che le mie idee si chiarissero. Il fatto che ancora ti penso è sufficiente. Mi sono anche chiesto se sei il mio tipo. Ho una risposta assolutamente originale, ma per ora la tengo per me.

Non voglio nemmeno chiedermi se esiste un modo migliore per stare in tua compagnia, e per corteggiarti. Questo è semplicemente quello che mi viene da dentro. E se sei una persona intelligente come io vorrei, se sei una persona sensibile come io vorrei, se sei una persona speciale e meno banale di tante altre, allora te ne freghi degli sguardi da macho che io odio fare, dell’abbronzatura che mi manca e dei minimi dettagli estetici che non ti piacciono, te ne freghi della tua paura di trovarti a disagio con me, o peggio di coinvolgerti con qualcuno in un momento inadatto per te, e te ne freghi della distanza perchè sai che tutto è possibile se si vuole, e ti tuffi anche tu. Non mi interessa cosa vuoi tu da un ragazzo: io voglio incontrarti, e godermi semplicemente il momento, senza nessun piano per il futuro. Sai, potremmo anche finire per essere dei grandi amici. Sarebbe stupendo anche così.

Se invece sei qualcos’altro, forse ancora migliore, forse semplicemente diverso da ciò che io voglio, spero sarai così gentile da portarmi a letto almeno una volta e regalarmi un ricordo erotico insuperabile. Sto scherzando, sciocca.

Sono in treno verso Milano, col mio portatile. Sta albeggiando. Eh sì, mi sono svegliato alle 3:40 stamattina. Anzi, stanotte. E questo, anche per te, è l’unico treno che passa, diretto dentro di me. La pasta è buona appena cotta; riscaldata, si mangia solo per fame, non per nutrimento. Non vorrei mai convincerti per sfinimento. Sarebbe un risultato destinato a durare poco, non credi?

Mi hai colpito. Non so esattamente cosa, ma l’insieme di ciò che ci siamo detti nei giorni spagnoli, qualche tuo sguardo, un pizzico di magia, alla fine mi hanno colpito. Non è una cosa così comune, per me. In parte ho cercato di credere che non fosse vero, ma non posso più farlo: sento il desiderio di conoscerti.

Ti porterei volentieri a cena a La Vaqueria. E se potessi ballare, ballerei con Simply Beautiful di Al Green, che mi ha allietato in questi ultimi minuti.

A presto.

Sondaggio

gennaio 24, 2007

Il modo che preferite per fare sesso?
Se volete, potete distinguere tra il modo per fare sesso con una persona da “una notte e via”, e con la persona che amate.

Tornata

gennaio 16, 2007

Eccomi qui. Vacanza davvero speciale, e rigenerante. La mia amica di Atene ha avuto l’influenza tutto il tempo, ma mi ha impedito di accudirla (c’era la sorella), e così ho gironzolato con alcuni suoi amici e amiche. Il capodanno è stato tranquillo, e piacevolissimo. Mi sono trattenuta fino al 13 gennaio. L’ho salutata quasi in lacrime (sia io, che lei).

In effetti, sono tornata da due giorni, e l’altro ieri sera mi sono vista con un vecchio amico di queste parti. Ah, ho deciso che riprendo il “lavoro” solo da lunedì. Le mance di Natale da parte del greco me lo permettono. Purtroppo, il famoso lavoretto da modella (che mi ha dato l’ultimo aiuto per convincermi a traslocare da Milano) sta scemando, e non pagano nemmeno bene, nè in tempo.

Ecco, dicevo: sono tornata da due giorni, e mi sono vista con un mio amico. Chiamiamolo… Simone.

Simone è bello. Veste benaccio, anche se avrei da ridire su alcune cosette. E’ pulito. E’ estremamente colto e intelligente. Molto ironico. Divertente. A volte troppo riflessivo (come Ted di “how I met your mother”). Un po’ “needy” in quanto a ragazze. Esce da una storia profonda. Si sta ancora leccando le ferite, ma non lo vuole ammettere a se stesso. Io però, che lo conosco, l’ho capito.

Ecco, Simone (che non sa del mio lavoro, crede che io lavori su Internet e roba simile) in un certo senso ci ha “provato”. Non ha affondato il colpo, ma ha lanciato diversi segnali. Tutto questo, dopo che IO avevo affermato che NON ero in cerca di una storia, e che avevo solo voglia di stare un po’ con me stessa.

Che succede? Succede che mi sento confusa, e lui anche.

Ad un certo punto, con molta sincerità e, devo ammettere, con una determinazione quasi SEXY, mi parla apertamente del fatto che gli piacerebbe frequentarmi, e conoscermi meglio.
Simone è perfetto. Ma io ho paura. Che faccio? Rispondo da cretina, con stupidaggini per prendere tempo. Se ne accorge, mi riprende bonariamente, e mi dice che posso parlare senza paura di ferirlo. Che lui è un uomo, e non ha bisogno di cuscini. Carina, come frase.
Bene, ammetto che è carino, simpatico, in gamba, ma che non provo interesse nel conoscerlo meglio. L’innamoramento nonè una lista della spesa. Se non si accende la scintilla, niente da fare. E poi mi limito a dire: “Sono una persona problematica, e ci sono cose di me che non ti piacerebbero.”
Lui, dolcissimo, mi risponde: “Sono convinto che ogni persona, dentro di sè, ha tante cose che non piacerebbero a nessuno. E tante cose che in apparenza non piacerebbero, e che invece sono straordinarie.”
Mi verrebbe da dire il lavoro che faccio, ma taccio. Non è malaccio, ma per un capriccio lo caccio, mi spiccio a scusarmi, e mi affaccio verso la mia auto. Lo so, è una cacofonia voluta.

Boh. Sono confusa. E’ un casino.