0010: avventore bar

ottobre 13, 2006

Ieri sera ero un po’ stanca, sono uscita a piedi, ho preso un tram, sono arrivata in un posto (non lo dico, sennò si capisce tutto), e sono entrata nel bar lì vicino.
Deserto, a parte il barista sui 60, un giovane sui 30, avventore, e una coppia uomo-donna sui quaranta, forse stranieri di oltreoceano.
Il giovane è vestito con molta eleganza, e al polso mi sembra abbia un Luminor Panerai. Mi piacciono gli orologi di classe.
Prendo un caffè marocchino, e mi siedo in un angolo appartato. L’avventore si gira più volte guardandomi. Gli faccio cenno di venire al mio tavolo, lui esegue docilmente.  Ancora non ha capito il meccanismo, e mi ha scambiato per una qualsiasi.
Dopo le solite banali quattro chiacchiere, gli chiedo se vuole del sesso orale, per duecento euro. Ci rimane male, come se avessi trafitto i suoi sogni d’amore. Lo metto a suo agio con qualche parola dolce, e qualche altra provocatoria. Si rilassa, prende il portafoglio (Montblanc), mi dà il denaro, si guarda intorno per capire dove.
“Sei in auto?”
“Si, qui fuori.”
“Che auto?”
Murcielago.”
Ci metto un secondo, poi confermo a me stessa che è una Lamborghini (avrei potuto chiedere 300) e quindi è scomoda (bisogna trovare un altro posto).
Mi dice che ha casa qui vicino, ma io in casa di uno sconosciuto non ci entro nemmeno morta. Gli indico il bagno, entriamo senza nemmeno farci vedere dal barista.
Bagno piccolo, ma pulitissimo. Poco illuminato, il che favorisce l’erotismo. Mi inginocchio, lo spoglio, sussurro le mie frasi d’effetto, e inizio il lavoro. Il suo è di media grandezza, molto curato, depilato alla base. Odio i peli maschili. Mi accarezza sotto le orecchie, con entrambe le mani, come se volesse “dominarmi” in maniera dolce e non violenta. La cosa mi piace, e credo non mi sia mai capitata. Decido di darmi da fare, voglio che questa serata non se la scordi per un bel pezzo.

Col suo coso in bocca e la testa avanti e indietro, muovo la mano svitando e avvitando. E’ il modo più stimolante per farlo. Con l’altra, accarezzo le palle o indago tra i glutei, stimolando il buco. Lo guardo fisso, cercando di apparire vogliosa, e irrefrenabile.
Lui non emette rumori, ma sospira delicatamente, anche se si capisce che la cosa gli sta piacendo un casino. Purtroppo mi sorprende schizzandomi in bocca, lo capisco solo all’ultimo momento, appena in tempo per serrare bene le labbra e farmi inondare. E’ tantissimo, davvero. Devo inghiottire più volte, e l’eiaculazione dura per… forse venti secondi. Finito il getto, continuo a muovermi col suo coso in bocca per un po’, finchè non capisco che è il momento di smettere. Lo ripulisco per bene, poi lo ribagno con la mia saliva mischiata al suo sperma, e lo pulisco di nuovo. Continuo a guardarlo, è estasiato. Mi stacco, ridendo, per completare questa iniezione di fiducia nel suo ego maschile. Lo rivesto, mi alzo.
“Se ti è piaciuto tanto, puoi anche darmi una mancia. La accetto volentieri.”
E’ così dolce e ingenuo che mi accontenta, con altri cento euro. Non male.
Gli chiedo di attendere qualche minuto prima di uscire. Mi dileguo. Non mi vedrà mai più.

0010: avventore bar, ingoio, 15-16 centimetri, 12 ottobre 2006.

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